Esquisse è solo qui:
http://antonioconsoli.wordpress.com
Vi ricordo di aggiornare i blogroll e i lettori di feed. Grazie! Antonio Consoli
Esquisse è solo qui:
Vi ricordo di aggiornare i blogroll e i lettori di feed. Grazie! Antonio Consoli
Vi prometto che questa è l’ultima volta (diciamo fino al prossimo anno, incluso) che vi chiedo di modificare i vostri link a questo blog.
Nel post precedente avevo scritto: luca intona si chiama in realtà…
Renzo ha proposto un “Intona Luca” burocratico che non spariglia le carte. No. Mi dispiace.
Mauro dice che lo sapeva, ma non lo ricorda. Vero. Che lo sapeva.
Cinzia Pierangelini si chiama Cinzia Pierangelini. Non ci sono dubbi.
Altri mi hanno inviato delle mail.
E adesso, il disvelamento.
Luca Intona è uno pseudonimo. Spiego quasi tutto nella pagina “Chi sono” del nuovo blog. Allego pure una foto.
Al nuovo blog vi rimando.
Il mio nome è Antonio Consoli. Il blog è a questo indirizzo: http://antonioconsoli.wordpress.com
Vi prego ancora una volta di aggiornare i vostri link. Poi, si riparte.
Tra qualche giorno Luca Intona sarà disvelato.
di|sve|là|re
v.tr. (io disvélo)
LE svelare, scoprire: disvelato v’ho, donne … la viltà de la gente (Dante)
fonte: De Mauro
Ripensamenti, cambi di rotta, testacoda furibondi sono all’ordine del giorno nella mia vita. Nella mia vita disorganizzata. Capita con gli esami universitari, con le uscite del sabato sera. Così, diventa un problema la scelta della birra, quella del tabacco per la pipa. La scelta stessa, della pipa.
La disorganizzazione si trasferisce per osmosi anche in questo blog. Uno spazio nuovo che avevo previsto non si fa più, e uno spazio che doveva essere cassato, non si cassa più.
La notizia, partita dal portale Asianews, si è diffusa rapidamente. Ieri il telegiornale de La7 si era aperto con una copertina molto bella e toccante sulla situazione in Birmania. Oggi, blog e blogger di tutto il mondo si danno il passaparola e diffondono quanto più possibile le ultime notizie da una terra devastata dalla violenza e dalla crudeltà.
Le foto che possiamo vedere sono due, sono foto rubate da un obitorio da qualcuno che ha pregato venissero diffuse, affinché il mondo si rendesse conto di quello che succedendo in Birmania. Orribili. Forti. Ci fanno pensare che tanto altro è accaduto, che tanti altri – monaci e non – hanno subito la stessa sorte. Abbiamo paura a invocare un possibile numero delle vittime, centinaia, migliaia, centinaia di migliaia. Sappiamo che cresce di giorno in giorno. Sappiamo che è necessario che l’orrore cessi.
La comunità internazionale è debole, non ha gli strumenti per impedire torture e uccisioni. La Cina ha un ruolo fondamentale in questo processo, sia economico che di veto. Gli stati (dagli States della democrazia irachena a questa Europa che nulla conta) non intendono perdere le commesse milionarie delle Olimpiadi di Pechino del 2008 e tutti gli altri affari che ogni giorno vengono condotti con l’appoggio del governo cinese.
Esquisse aderisce all’appello lanciato da Giuseppe Iannozzi e lo rilancia agli altri blogger.
C’è una protagonista che racconta, Anna, giovane commessa anarchica, e c’è una protagonista nell’ombra, che però domina la scena: Marta, la donna che parla con i morti. Sono le sponde opposte di un fiume dove scorre la vita di quattri ventenni che… si son conosciuti al bar negli anni Ottanta a Genova. Diventeranno: uno scrittore, un giornalista aspirante scrittore, un poliziotto, un camorrista.
Quattro amici.
Più Anna.
Più Marta.
Sei personaggi che usano internet ma che si ritroveranno legati al passato: a una maledizione lontana, negli anni in cui i tedeschi si ritiravano e c’erano spari e morti ammazzati dappertutto. E un casolare dove viveva, reclusa, una specie di santa, che però aveva peccato.
Questi, a grandi linee, sono i fili in cui si dipana La donna che parlava con i morti, casa editrice Newton Compton, che esce tra oggi e domani.
Una buona copertina, un buon prezzo (9,90), un buon numero di copie tirate.
Speriamo che sia femmina.
Cosa si prova ad avere un proprio libro tra le mani? Si fanno gli scongiuri: speriamo non ci sian refusi e cacchiate varie.
Cosa si prova a vederlo esposto in vetrina? Si pensa che presto arriveranno Vespa, Camilleri e Sgarbi, tutti e tre insieme, e la commessa, se è sbadata, ti farà cadere per terra e si dimenticherà di te.
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Esce oggi in libreria l’ultimo romanzo di Remo Bassini. Editore Newton Compton. Costo 9,90 euro.
In bocca al lupo, Remo!
Reporters sans frontieres ha pubblicato il rapporto annuale in cui si analizza la libertà di stampa in 169 paesi del mondo.
Al primo posto si trova l’Islanda. Ultimo stato in classifica è invece l’Eritrea. Poco sopra troviamo Corea del Nord (168°), Iran (166°), Cuba (165°), Birmania (164°), Cina (163°) e così via. La Russia è al 144° posto, gli Stati Uniti al 48°.
Per quanto riguarda l’Italia, dobbiamo accontentarci di un misero 35° posto, dietro Grecia, Francia e Spagna.
Uno dei blog che leggo con maggiore piacere è quello di Clelia Mazzini. Nei suoi post è facile ritrovare atmosfere preziose, pensieri profondi ed emozioni che raramente si riscontrano altrove.
Clelia oggi scrive:
Tutti ci siamo trovati qualche volta a fare i conti con il perdono. E, spesso, sono conti questi che rimangono in sospeso, che ci tengono svegli la notte.
I riflettori, come era logico, si sono spenti da tempo. Sembrerebbe quindi che i governi abbiano deciso di intervenire, che la situazione nello stato birmano sia tornata alla normalità. Ognuno di noi può finalmente sfilarsi le magliette rosse, i monaci hanno smesso di protestare e per le strade di Yangoon si vedono ormai pochi militari.
Naturalmente, la situazione non è questa. Ogni giorno, arresti, violenze, rapine avvengono sotto gli occhi di cittadini impotenti e terrorizzati. I militari fermano chiunque incontrino, derubano, picchiano, spaventano. Lo spettro delle carceri birmane e di quello che succede al loro interno è sufficiente a far tremare le gambe del malcapitato di turno.
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