Uno dei blog che leggo con maggiore piacere è quello di Clelia Mazzini. Nei suoi post è facile ritrovare atmosfere preziose, pensieri profondi ed emozioni che raramente si riscontrano altrove.
Clelia oggi scrive:
- Ho più perdonato o sono stata più perdonata? La questione non è irrilevante. Anais Nïn scriveva che sul problema del perdono ci giochiamo la vita e io le credo. E la perdono per avermi fatto passare una sera – un’intera sera – a interrogarmi sul fatto se avevo o meno perdonato quanto era giusto fare. La risposta non mi ha soddisfatto del tutto. Forse sono stata reticente con la mia coscienza e con la mia memoria. Riceverò comunque un sensato perdono da loro. Mi accompagnano da tempo, mi conoscono bene.
Tutti ci siamo trovati qualche volta a fare i conti con il perdono. E, spesso, sono conti questi che rimangono in sospeso, che ci tengono svegli la notte.
Ho scoperto solo da poco il piacere del perdono, la serenità che ti porta. Non sono cattolica, non sono religiosa, non porgo l’altra guancia. Ho sempre creduto nel valore sacrosanto del rancore verso le ingiustizie subite. Poi ho capito: perdonare aiuta, soprattutto noi stessi. Le energie spese nell’odio sono energie sprecate.
Laura
Ecco Laura, centri un punto importante. Anche io non credo, almeno non pienamente – ma questo è un altro discorso -, e non credo al perdono nel senso cristiano, o religioso in genere.
Discorso ampio, che quando ho più tempo cercherò di approfondire. Intanto, mi piacerebbe conoscere il parere di chi passa di qui, come hai fatto tu. Grazie.
oddio io avrei tantissimo da farmi perdonare, quasi quotidianamente… e a volte, le volte più tristi, il tempo è scaduto e non c’è più nulla da fare. però perdono facilmente e spero che questo basti ad appianare un po’ i conti….
Grazie, Cinzia, per il commento.
Luca caro,
è quasi superfluo ringraziarti, vista l’attenzione costante che hai per le cose che scrivo. Volevo solo ribadirti che sono lusingata per questa tua attenzione. E lo sono anche per lo “sviluppo” che da essa nasce e che io considero un vero e proprio “complemento”, assai prezioso, a ciò che cerco di scrivere e dire.
Tutto qui.
A presto,
Clelia
Il merito è solo delle cose che scrivi. E della tua personalità.
Ciao, e grazie del commento.
Il perdono è un atto che, in chi lo concede, attua una fortificazione. Figlio della clemenza e della pietà in fin dei conti pone il perdonante in una posizione superiore rispetto al perdonato, quello che invece non accadrebbe con l’odio, che li appaierebbe. Aggiungo che c’è tutto un compiacimento, anche inconscio, nel perdonare, che, facendoti sembrare più buono, ti esalta.
Perdono pure io, ma nel mio caso è un po’ diverso: metto in conto di subire dei torti e non mi fa piacere certo subirli, ma c’est la vie. Non mi arrabbio, non odio, e quindi è un perdono automatico.
Sei sempre molto preciso, Renzo, nel descrivere le pulsioni umane. Metti in risalto l’aspetto egoistico del perdono (fattore centrale, dal mio punto di vista, del perdono come atto religioso) e quello stoico: quest’ultimo è quello che applico anche io, spessissimo.
ça va… grazie per il commento!