Anna Politkovskaja

7 10 2007

7 ottobre 2006. Anna Politkovskaja veniva uccisa nell’atrio dell’edificio in cui viveva. Un anno dopo, giornali, telegiornali, blog, scriveranno fiumi di parole su questo omicidio irrisolto.

Parole che per quanto amare e sentite, saranno parole inutili. I magistrati della procura di Mosca hanno arrestato gli esecutori, alcuni altri coinvolti, hanno scarcerato qualcuno troppo vicino al leader ceceno e al suo padrino, Vladimir Putin. David contro Golia. E, s’intenda, David non è la povera procura che non può fare il proprio lavoro. Quella è sufficientemente asservita al potere da non correre alcun rischio. David sono i giornalisti che negli anni hanno perso la vita perché contro quel potere hanno riversato parole inutili. Inutili, perché non cambiano il mondo, non modificano di un nulla lo stato delle cose. Parole amare, insanguinate, eppure inutili. Evanescenti. Parole che fanno riflettere, eppure inutili. Le parole di Anna Politkovskaja, le parole di Antonio Russo, ucciso nell’ottobre 2000.

Sono 43 i giornalisti uccisi in Russia per le loro parole inutili.

 

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nota 1
Prevengo eventuali commenti: quando uso l’espressione parole inutili non intendo dire che in quanto inutili si potrebbe pure farne a meno. Al contrario, esprimo amarezza e profondo sconforto. La lotta impari tra il potere (qualunque forma esso assuma e in qualsiasi parte del mondo esso operi) e chi vi si oppone, ancor più se tale lotta è condotta usando le parole, è straziante e mi fa stare male. Credo anche, però, che non se ne possa fare a meno. li.

nota 2
Con questo post intendo anche esprimere profonda gratitudine e stima nei confronti di Pino Scaccia, inviato di guerra e reporter che attraverso i suoi siti getta coni di luce su scenari altrimenti bui e dimenticati.