Il rischio di chi informa

19 10 2007

Reporters sans frontieres ha pubblicato il rapporto annuale in cui si analizza la libertà di stampa in 169 paesi del mondo.

 

Al primo posto si trova l’Islanda. Ultimo stato in classifica è invece l’Eritrea. Poco sopra troviamo Corea del Nord (168°), Iran (166°), Cuba (165°), Birmania (164°), Cina (163°) e così via. La Russia è al 144° posto, gli Stati Uniti al 48°.

 

Per quanto riguarda l’Italia, dobbiamo accontentarci di un misero 35° posto, dietro Grecia, Francia e Spagna.

La classifica riguarda i casi di violazione della libertà di giornalisti e blogger. Il caso dell’americano Josh Wolf, blogger di 24 anni, è esemplare. Più di 200 giorni di prigione per aver rifiutato di consegnare i propri archivi video ai federali in occasione di alcune indagini inerenti il vertice del G8 di San Francisco del 2005. Stessa sorte per un’altra giornalista indipendente americana, Vanessa Leggett, che scontò 168 giorni di prigionia per lo stesso capo d’accusa. In entrambi i casi, secondo le autorità, veniva messa a repentaglio la “sicurezza nazionale”.

Il primato di persecuzione nei confronti di blogger spetta alla Cina, con oltre 50 persone detenute, ma è da rilevare che forme acute di repressione vengono messe in atto lì dove sono in corso guerre. L’Iraq, i Territori Palestinesi, il Nepal (che ha perso venti posizioni a distanza di un anno!), la Somalia e lo Sri Lanka,per citarne alcuni.

Per quanto riguarda l’Europa, fanalini di coda sono Polonia e Bulgaria. A Sofia, i giornalisti vengono spesso aggrediti fisicamente, picchiati e malmenati e ridotti al silenzio. In Polonia, invece, si è avuto un notevole incremento delle persecuzioni nel corso degli ultimi anni, da quando cioè sono salita al governo i gemelli Kaczynski.

Naturalmente si potrebbe proseguire a lungo. In Turchia i giornalisti “scomodi” vengono uccisi, così come in Russia (vedi il caso di Anna Politkovskaja, di Antonio Russo, di cui avevo già parlato in un post precedente e di cui parla anche Antonio Pagliaro).

La novità del rapporto 2007 è dunque questa: i blogger, soprattutto quando “operano” in zone difficili o in paesi i cui governi – siano essi governi “democraticamente” eletti o regimi violenti e sanguinari come nel caso birmano – tendono al controllo dell’opinione pubblica, subiscono forme di repressione pari a quelle subite dai giornalisti dei media tradizionali.

 

link

 

  • per approfondire la vicenda di Josh Wolf. Qui.
  • il sito di Reporters sans frontieres, con il rapporto 2007 sulla libertà di stampa.
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5 responses

19 10 2007
Morgan

Mi sovvengono alla mente gli intellettuali di sinistra quando v’era il Governo Berlusca che ostentavano una capacità come pochi di ribaltare l’Italia su tale tematica. Bravissimi, vedo che il risultato è fantastico.

19 10 2007
Renzo Montagnoli

Caro Luca, temo che anche la nostra libertà di blogger possa essere minata a breve, in quel grande disegno di dispotismo che è l’attuale democrazia oligarchica. La gente non deve pensare, perchè altri pensano per essa attraverso i media tradizionali. Internet è assai in pericolo, soprattutto nel decadente mondo occidentale, mentre c’è qualche speranza di miglioramento in quei paesi dove si è avviata una fase compulsiva industriale con regime totalitario. In fin dei conti loro sono in crescita e hanno qualche cosa da concquistare, compresi i diritti. Noi li avevamo e ce li siamo lasciati scippare sotto il naso.

19 10 2007
lucaintona

@ Caro Morgan, puoi rendere meglio il tuo pensiero? Temo di non aver capito cosa intendi dire.

@Renzo, non sono d’accordo con l’ultimo tratto del tuo commento, da: “internet è assai in pericolo…” in poi, per intenderci. Esempio di un regime manchevole dal punto di vista dei diritti e arrampante dal punto di vista economico-industriale è proprio quello della Cina, ma credo che la popolazione cinese è molto distante dalla conquista che tu dici.

20 10 2007
Renzo Montagnoli

Luca, sono io che mi sono espresso male. Il concetto che volevo enunciare era questo: quando un paese è in una fase ascendente, prima o poi conquisterà un po’ di libertà, mentre quando è in decadenza ne verrà progressivamente privato.

20 10 2007
lucaintona

Ok. D’accordo. Grazie per il chiarimento.

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